Una geografia nascosta
sotto la città
Una geografia nascosta sotto la città
Via San Clemente e l’area di Via Larga si collocano in uno dei punti più antichi e stratificati della città di Milano.
In epoca romana, questo luogo era attraversato dal fiume Seveso, che proprio qui si allargava formando un piccolo porto fluviale collegato alla Vettabbia e al sistema dei grandi corsi d’acqua. Un’infrastruttura essenziale per la vita di Mediolanum, che consentiva il trasporto di materiali, merci e persone verso il cuore della città.
Con il progressivo interramento del porto, l’acqua non scomparve ma continuò a modellare il sottosuolo, diventando parte di un sistema idraulico complesso che nei secoli avrebbe alimentato fossati, canali e la futura Cerchia dei Navigli.
Ancora oggi, sotto le superfici contemporanee, questo flusso invisibile rappresenta una memoria profonda del luogo.

Un quartiere di soglia
Un crocevia umano e produttivo
Nel Medioevo, l’area assunse una nuova funzione urbana.
Il Brolo, grande giardino agricolo dell’Arcivescovado, occupava questi spazi come luogo produttivo e simbolico, mentre Via San Clemente divenne una cerniera tra il mondo religioso e quello civile.
Qui convivevano silenzio e attività quotidiana, spiritualità e commercio, in un equilibrio fragile e vitale.
La vicinanza con il Verziere, storico mercato ortofrutticolo della città, e con il quartiere popolare del Bottonuto rese la zona un crocevia umano denso e stratificato, abitato da mercanti, artigiani e pellegrini. Un paesaggio urbano fatto di relazioni, scambi e trasformazioni continue.

La riscrittura moderna
della città
Il confine tra la città antica
e quella moderna
Tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, l’area fu interessata da una profonda trasformazione urbana. Le demolizioni del Bottonuto e i nuovi interventi edilizi ridisegnarono il volto del centro storico, introducendo un linguaggio architettonico più ordinato e monumentale.
La città moderna si affermò attraverso volumi compatti, facciate regolari e nuove prospettive urbane.
Via San Clemente si trovò così a segnare il confine simbolico tra la Milano storica e quella razionalista: un punto di equilibrio tra memoria e progetto, in cui il passato non viene cancellato, ma stratificato sotto la superficie.




Un luogo che dialoga
con il progetto
Il confine tra la città antica
e quella moderna
È in questo contesto storico e urbano che oggi si inserisce La Salle de Bains.
Uno spazio di progetto contemporaneo che si radica nel tempo lungo della città, accogliendo la complessità del luogo come parte integrante della propria identità.
Qui, il bagno non è inteso come semplice ambiente funzionale, ma come spazio culturale e progettuale, capace di dialogare con l’architettura, la materia e la memoria del contesto che lo ospita.
La location diventa così elemento attivo dell’esperienza: non uno sfondo neutro, ma un racconto che continua nel progetto.

